«Benvenuti nel programma di installazione di invio elettronico». Siamo tutti connessi, abbiamo scaricato il software e compilato i moduli sul pc di casa o in ufficio. Pronti a partecipare alla gara del decreto flussi 2007. Niente code davanti agli uffici postali, nè bivacchi notturni per arrivare ai primi posti. Eppure gli immigrati non sono così tranquilli: c’è chi lancia in aria una moneta, chi digiuna per fare un fioretto o prega fitto fitto, in chiesa o in una moschea, in attesa del verdetto sulla propria domanda di assunzione online. Molto dipenderà dalla sorte. Sì, la sorte, che assisterà e che incanalerà, dalle 8 in poi di sabato, l’invio delle domande e deciderà (complici il traffico della rete e il provider, il tipo di computer e la velocità della connessione – fibra o Adsl che sia) la graduatoria dei primi 170mila classificati.
Ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni legge il suo… “rimedio”. E così è andata pure con la legge sulle assunzioni degli extracomunitari. Infatti, l’idea di dover prendere come dipendente un cittadino mai visto prima, magari chiamato per posta, ha fatto inorridire imprenditori e famiglie. «Con tutti quelli che già ci sono in Italia» si sono dette migliaia di famiglie che hanno continuato ad affidare il collocamento al passaparola e hanno dato lavoro a intere tribù di zie e cugine, sorelle e cognate di una brava colf o badante “capocordata”. Con il risultato che, anche quest’anno, il decreto flussi assomiglia molto più alla vecchia sanatoria che alle assunzioni volute dalla Bossi-Fini.
Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e il suo staff (più di cento funzionari del Dipartimento Libertà civili e immigrazione) hanno puntato tutto nella costruzione della complessa macchina e nell’appoggio di sindacati e associazioni di categoria che hanno preso in carica la compilazione delle pratiche per i datori di lavoro che non hanno il computer e che non lo sanno usare.
Adesso arriva il bello. La sorte per gli immigrati è sullo stesso piatto della bilancia della sfida che il Viminale ha lanciato e che solo dall’esito e dal funzionamento del sistema telematico di ricezione delle domande potrà dire, non prima di sabato, se la moneta cadrà dal lato dell’Italia moderna, che coprirà il volto della Penisola delle code e dei bivacchi notturni di immigrati davanti alle poste.
Due le incognite decisive sulla sfida del Viminale. La prima è esclusivamente tecnica, legata al server e alla sua capacità di assorbire l’onda d’urto delle domande: dalla sua “tenuta” dipenderanno la riuscita immediata dell’operazione e la scommessa sul cambiamento. La seconda è legata ai numeri ma forse è molto di più. Perchè dal totale delle richieste, dal loro esatto ordine di arrivo e di classificazione, quindi dai risultati finali, dipenderà l’immagine dell’Italia moderna. E dal conteggio finale si capirà anche che il decreto flussi sarà stato, ancora una volta, un involontario “censimento” degli stranieri clandestini.